Concessioni demaniali: Sib e Fiba: "A rischio il futuro della categoria"

Il Sib Confcommercio ed il Fiba Confesercenti si sono riuniti con i rispettivi soci per decidere le prossime mosse ed interventi alla luce della procedura d'infrazione avviata dall'Unione Europea

di Redazione 07/12/2010
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    I balneatori abruzzesi, appartenenti ai sindacati Fiba/Confesercenti e Sib/Confcommercio, si sono riuniti negli ultimi giorni nelle rispettive assemblee per discutere le prossime iniziative e strategie da seguire alla luce della procedura e direttiva europea Bolkenstein, che, secondo i balneatori, rischia di far scomparire il turismo balneare italiano.

    SIB L'assemblea che si è svolta ieri ha prodotto un documento di sintesi in cui si chiederà di escludere gli stabilimenti balneari dalla direttiva europea, in quanto concessioni di beni e non di servizi.
    L'Assemblea ha anche votato all'unanimità circa l'opportunità di farsi sentire con maggiore forza nei confronti delle forze politiche nazionali organizzando nei primi mesi del 2011 una grande manifestazione di protesta da svolgersi a Roma alla quale parteciperanno decine di migliaia di balneatori italiani.

    "Non è più il momento di fare sconti a nessuno" ha detto il Presidente Padovano.

    FIBA CONFESERCENTI La presidenza regionale del sindacato ha scritto ai parlamentari abruzzesi ed eurodeputati chiedendo sostegno per la vertenza delle piccole e medie imprese turistiche.

    "L'Unione europea, su indicazione della direttiva Bolkestein, ha infatti avviato una procedura di infrazione contro l'Italia per le concessioni demaniali turistiche, imponendo la messa all'asta delle stesse concessioni entro il 2015. " ricordando che il Governo ha escluso alcune categorie, ma fra queste non figurano, fino ad ora, le imprese balneari.

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    "Il mare abruzzese rischia di essere catapultato nell'anarchia e diventerà appannaggio degli speculatori che arriveranno da tutta Europa a fare affari sulle pelle delle coste abruzzesi." avverte il sindacato, che chiede un maggiore impegno dei politici locali.

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    Avatar di Augusto Barsotti

    Condivido la giusta battaglia dei Balneari

    Augusto Barsotti:

    Cari Balneari,mi permetto un altro ed ultimo intervento nella materia, che Vi affligge, per cercare un confronto chiarificatore o forse soltanto per tentare di sciogliere il  dilemma “Bolkestein e Demanio”, che, inspiegabilmente, mi agita da qualche tempo.Secondo il mio molto modesto avviso, le questioni Bolkestein e Demanio, vanno considerate separatamente e la prima, antecedentemente, chiusa al momento della disamina della seconda.La Direttiva Servizi Bolkestein è rivolta ai “servizi pubblici”, a quelle attività che gli Stati o gli Enti territoriali delegano a loro “partecipate” o a imprese private, affinchè svolgano “servizi diretti“a favore della collettività, che essi Stati o Enti non possono o scelgono di non svolgere (ferrovie, poste, ospedali….etc..). Essa, quindi,  non può, legittimamente e incontrastatamente, orientarsi a disciplinare ed a punire le “imprese balneari”  e le similari, che semplicemente utilizzano una pubblica superficie quale “strumento” aziendale :Tanto più,  in quanto agli Stabilimenti balneari è riconosciuta la valenza di specificità e di eccellenza, al punto da far ritenere “l’opportunità per il sistema turistico italiano di salvaguardare il comparto balneare nostrano nell’ambito della Legge sul Made in Italy, licenziata all’unanimità dalla Commissione Attività Produttive della Camera”.Orbene, oggetto di tali imprese, non è un servizio diretto e suppletivo di quello “pubblico”; bensì una attività imprenditorialmente svolta a favore di terzi nell’ampio settore del turismo nazionale, nel quale l’attività balneare la fa da padrona, in quanto svolta  indipendentemente dai freni della pubblica gestione ed in quanto soggetta alla legge della domanda e dell’offerta ed alle scelte dirette e non necessitate dell’utenza.Ben più complessa è la questione “Demanio”, in quanto la materia è sfuggita dalle maglie di una lineare e logica regolamentazione normativa, per finire nel calderone dei cenni in “finanziaria” e nei commi di leggi collaterali, diventando sempre più difficilmente interpretabile ed applicabile. In questo stato di cose, è ovvio che la “politica”, da sempre e soltanto tesa all’accrescimento del proprio consenso elettorale, la faccia da padrona, a sua volta.Personalmente, ritengo che la detta materia abbia bisogno di essere normatizzata all’interno di uno specifico e moderno Statuto, che tenga conto sì dell’evoluzione legislativa; ma anche della situazione reale e delle aspettative delle imprese alla quale si rivolga.Vale a dire, bisognerebbe verificare, con strumenti agili ed economici, lo stato dei beni pubblici in uso nelle aziende; individuare, caso per caso, l’entità degli investimenti apportati e dei risultati singolarmente conseguiti; quindi accordare, oltre la comune scadenza del 2015, nuovi termini,  correlati al valore accertato degli stabilimenti.Alla fine del nuovo periodo accordato, dovrebbe essere prevista, la possibilità di conseguire nuovi termini di scadenza proporzionati all’entità dell’impegno in nuovi investimenti o l’ipotesi del “riscatto” delle superfici occupate da opere inamobili, al prezzo di mercato delle aree litorali.L’istituto del “riscatto” l’avrei preso a prestito dalla realtà dell’edilizia convenzionata, nella quale è previsto ed applicato, in ordine alla cessione delle aree pubbliche beneficiate dal principio dell’accessione (= incameramento) alla scadenza del termine di uso convenuto.Scusate le mie esternazioni, nate, Vi garantisco, dal mio sforzo di capire e di cercare di essere utile.Sarò comunque gratificato dal sapere che, prima di cestinarmi, vi sarete, per un attimo chiesti quale possa essere il motivo del mio ripetuto intervenire: amicizia, credetemi!.Augusto Barsotti

    il 5 gennaio del 2011 segnala
    Avatar anonimo di pquadro

    faccia tosta

    pquadro:

    dicono :
    "Il mare abruzzese rischia di essere catapultato nell’anarchia e diventerà appannaggio degli speculatori che arriveranno da tutta Europa a fare affari sulle pelle delle coste abruzzesi." avverte il sindacato, che chiede un maggiore impegno dei politici locali.
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    Ma chi vuoi che acquisti le loro concessioni ? .... dalle loro dichiarazioni dei redditi risultano imponibili di 10.000 euro di media ..... e poi ci debbono pagare pure la "tremenda tassa di concessione" che è triplicata negli ultimi anni è passata da 2.000 euro a 6.000 euro all'anno .... pare ..... facciano sonni tranquilli a questi costi nessuno vorrà comprare le loro concessioni .... però un dubbio mi rimane!!!!! due anni fà ne volevo comprare una piccolina in società .... bè però volevano 750.000 euro (98% da pagare in nero) !!!!  
    onorevoliiiiiiii

    il 23 dicembre del 2010 segnala