Trasformare l'emergenza cinghiali in Abruzzo in un'opportunità: le proposte della Cia

L'argomento riguardante la filiera della selvaggina è stato al centro di un convegno che si è tenuto all'Aurum di Pescara

Trasformare l'emergenza cinghiali in un'opportunità economica per il territorio. È questo l'obiettivo del nuovo progetto riguardante la filiera della selvaggina in Abruzzo, al centro di un incontro che si è tenuto all'Aurum nell'ambito del progetto “Risorse Naturali d’Abruzzo”.

Il progetto vede la presenza di una Ati con capofila Asca e 22 partner con fondi Psr Abruzzo 2014-2020 e vuole portare un incremento sensibile del consumo di carne di cinghiali e selvaggina trasformando l'immagine stessa della caccia al cinghiali, considerata per lo più un'attività ricreativa, in una vera e propria fonte di guadagno.

EMERGENZA CINGHIALI NEL PESCARESE

Il coordinatore del progetto Fabio De Marinis

Le intere province di Pescara e di Chieti e oltre la metà della provincia dell’Aquila saranno i principali fornitori della selvaggina, in particolare del cinghiale. “Si ipotizza che la Filiera possa intercettare almeno un 55% di tutti i cinghiali abbattuti annualmente in Abruzzo, pari a circa 6000 capi. Questi potrebbero risultare divisi in 4000 capi derivanti dalla caccia collettiva (52% dei capi
abbattuti in braccata/girata) e 2000 capi provenienti dalla caccia di selezione e controllo (64% dei capi totali abbattuti in queste forme)

Mauro Di Zio, presidente Cia Abruzzo:

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Sono fiducioso sul contributo che questo progetto possa dare in termini di salvaguardia e valorizzazione del territorio riducendo gli effetti che la fauna selvatica sta creando. La nostra confederazione, a livello nazionale, è già promotrice di una radicale riforma della legge 157 del 1992 che regola l’attività di caccia e che, innanzitutto, si pone l’obiettivo di sostituire il concetto di
protezione con quello di gestione, e prevede varie iniziative volte a tutelare l’attività agricola

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