La storia di D'Angelo, l'emigrante di Tocco da Casauria ucciso sul lavoro da un ciclone in Ohio

Era nato a Tocco da Casauria il 29 ottobre 1880 in piazza "Carlo da Tocco" da Pasquale (27enne “contadino” figlio di Vincenzo e Giuseppa Rischitelli) e Filomena Coia (23enne “contadina” figlia di Pasquale e Nunzia Santilli)

Si chiamava Vincenzo D’Angelo ed è stato un emigrante abruzzese travolto e ucciso, sul lavoro, da un “ciclone” in Ohio.
Era nato a Tocco da Casauria il 29 ottobre 1880 in piazza "Carlo da Tocco" da Pasquale (27enne “contadino” figlio di Vincenzo e Giuseppa Rischitelli) e Filomena Coia (23enne “contadina” figlia di Pasquale e Nunzia Santilli).

A raccontarci la sua storia è Geremia Mancini, presidente onorario dell'associazione "Ambasciatori della Fame":

"I suoi genitori si erano sposati a Tocco da Casauria il 20 dicembre del 1877. Il 2 maggio del 1907 Vincenzo sposò la compaesana Carmela Guardiani (“contadina” nata a Tocco da Casauria – via Fonte Nuova -  il 17 febbraio del 1886 e figlia di Antonio e Rosaria Sinni). Erano anni duri e il sogno dell’emigrazione alimentò le speranze del giovane. Al resto pensò l’Agenzia “M. Celidonio” (fondata nel 1896 come “Ufficio per emigranti”). Così Vincenzo D’Angelo lasciò il suo paese per sbarcare a “Ellis Island”. L’Agenzia gli trovò lavoro nelle miniere dell’Ohio. La durissima fatica non somigliava in nulla al “sogno americano” a lungo immaginato. Ma il guadagno era certamente migliore da quello che gli offriva la sua Tocco da Casauria. Poi D’Angelo trovò lavorò, nell’edilizia, a Collins piccolissimo paese dell’Ohio. Nel settembre del 1912 un violentissimo “ciclone” sconvolse l’intero Ohio. Quel giorno Vincenzo era a lavoro, intento a mettere in salvo dei macchinari della proprietà, quando fu travolto dalla furia del “ciclone”. Lo videro volare letteralmente in aria. Fu ritrovato qualche ora dopo, annegato, in un vicino “invaso”.  Era il 2 settembre del 1912. Finiva così, tragicamente, il suo “sogno americano”. La furia di quel fenomeno a lui sconosciuto lo aveva ucciso. Aveva solo 32 anni. Emersero pesanti responsabilità verso la proprietà che, nonostante il violento “ciclone”, gli impose di tentare l’impossibile per salvare i costosi macchinari (gli altri operai si rifiutarono andando a trovare riparo). Ma naturalmente, come sempre accadeva, tutto fu colpevolmente archiviato come “tragica fatalità”. Ai funerali celebrati dal Reverendo italo-americano Louis De Maio, il 7 settembre del 1912,  partecipò l’intera piccola comunità. Vincenzo D’Angelo fu seppellito, anche grazie a una colletta degli altri minatori italo-americani, nel Cimitero di Mount Calvary di Steubenville in Ohio. Un giornale titolò: “Travolto dal ciclone un emigrante italiano dell’Ohio".

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Nella foto: ciclone in Ohio (1912). 

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