Maria "la scostumata" di Villa Celiera riceve una simbolica laurea honoris causa [FOTO-VIDEO]

La sua trattoria di Villa Celiera ha ottenuto un riconoscimento non ufficiale diventando "Università dell'arrosticino abruzzese". L'idea originale è dell'associazione Djk che svela i segreti della "rustella"

Tutti la conoscono come "Maria di Celentano", vedova di Erasmo D'Andrea, storico titolare del bar-ristorante "Delle Querce" a Villa Celiera.
Suo marito, dai modi burberi come i tanti personaggi interpretati dal molleggiato, ha trasmesso alla consorte Maria Taricani tutti i segreti legati al tradizionale arrosticino abruzzese e anche quel carattere scontroso che fanno di lei "la scostumata" più famosa della regione.

Nel suo locale, casereccio e spartano, l'etiquette non fa parte delle regole gestionali e i clienti, serviti ma non riveriti, vengono trattati a muso duro ma presi per la gola grazie alla bontà del classico prodotto nostrano.

Qualche sera fa, il gruppo Djk composto dai principali disc jockey e fonici pescaresi, ha consegnato alla regina delle "rustelle" una targa di riconoscimento, eleggendo questa attività come unica sede indiscussa di una simbolica "Università dell'arrosticino abruzzese". La spiegazione è data dalla liturgica procedura di preparazione dello spiedino di pecora. Ogni passaggio acquisisce valore e sapore all'insegna di un'immutata tradizione tramandata oggi al genero Serafino, addetto alla cottura sulla canaletta. Si parte dalla scorticatura, ovvero il taglio a cubetti della carne di pecora che non ha mai partorito, la cosidetta ciavarra. Ogni due pezzi si inserisce uno di solo grasso, facendo attenzione alla frollatura e allo scarto dei nervi, finendo con la granulometria del sale che va sparso in dosi ben precise durante un particolare momento della rosolatura alla brace. Anche il posizionamento dei ceppi di carne sulla canaletta alimentata a carbone deve seguire regole geometriche ferree, con una disposizione a raggiera che agevola la fuoriuscita dei fumi e facilita la manipolazione di girata.

«Forse non tutti sanno che la maggior parte delle pecore utilizzate per la produzione degli arrosticini proviene dalla Francia», spiega Giovanni D'Addario, presidente dell'associazione Djk e cultore della materia trattata, «gli ovini d'oltralpe hanno la carne più dolce e inodore rispetto a quella dei nostri allevamenti locali. Esiste poi una particolare unità di misura per le ordinazioni. Ogni comanda si basa sul "tomolo rustellare", ossia un cono di 20 arrosticini avvolti su un foglio di carta per alimenti. Non uno di più, non uno di meno. Impossibile richiedere un quantitativo diverso».

Da Maria non esiste menù. Le pietanze sono le stesse da sempre. Antipasto della casa con prosciutto crudo tagliato con l'accetta, formaggi e pomodori di produzione propria e olive stagionate. Ai clienti fidelizzati, eccezionalmente viene proposta la variante dell'arrosticino di fegato, di coratella o di frattaglie. A tavola viene servito del vino rosso fermentato con eventuale aggiunta di gassosa e a fine banchetto la genziana come digestivo. Il conto, scritto a mano su un pezzo di tovaglia di carta, non deve mai essere oggetto di contestazione per non urtare l'indole della "scostumata".
D'Addario ha poi fornito la motivazione dell'originale riconoscimento: «Quelli elencati e descritti sono tutti aspetti che hanno fatto scattare in noi la molla di omaggiare questo ristorante come regno accademico dell'arrosticino abruzzese e nominare Maria come vera ambasciatrice di una tipicità che ci caratterizza in tutto il mondo». 

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