Viaggio nel volontariato pescarese, un mondo variegato e pieno di idee

Il vice presidente del Csv Di Bonaventura traccia un quadro dell'associazionismo pescarese: emerge un mondo in buona salute, che avrebbe bisogno di maggiori risorse e attenzione delle istituzioni. "Il volontariato si adegua al progresso - dice - ma il cuore è sempre lo stesso"

In provincia di Pescara sono 280 le associazioni di volontariato che rispettano i criteri della legge 266 del 1991 (la legge quadro sul volontariato), a cui si aggiungono altre 430 che a vario titolo operano per fare del bene al prossimo. Circa il 70 per cento opera nel capoluogo di provincia e nei paesi limitrofi. Ma i numeri non sono precisi: il volontariato è un mondo in continuo fermento  e dalle varie sfaccettature, impossibile da inquadrare in statistiche certe, ma con un valore economico reale. Ne abbiamo fatto tracciare un quadro a Casto Di Bonaventura, vice presidente del Centro servizi volontariato di Pescara, il più longevo fra quelli abruzzesi, che proprio domani (sabato 5 dicembre) festeggia i suoi 15 anni di attività.

Il Csv di Pescara ha un censimento abbastanza preciso del volontariato provinciale, visto che fornisce gratuitamente servizi alle associazioni, dall’assistenza burocratica per stilare uno statuto e certificare la propria esistenza, ai corsi di formazione, all’ufficio stampa, ai bandi di compartecipazione per finanziare progetti, alle campagne di promozione. La sua attività si regge grazie a quanto regolato dalla già citata legge quadro del 1991, che destina un quindicesimo dei proventi delle fondazioni bancarie ai Csv, ripartiti con criteri rigidissimi in base al numero di associazioni e di abitanti. In Abruzzo i quattro centri provinciali si spartiscono attualmente 1 milione di euro l’anno, fondi insufficienti per quel che servirebbe.

Ma oltre i soldi, certamente necessari, c’è una ricchezza fatta di persone, idee, creatività, energia positiva al servizio degli altri. “Il volontariato è esistente – dice Di Bonaventura – ma impalpabile”. Eppure la sua utilità si sente. Ma cosa fanno i volontari nel pescarese? “C’è ogni tipo di attività sociale, di assistenza ai disabili o ai pazienti in ospedale, di recupero della tossicodipendenza, ai bambini, agli animali. Ci sono i clown in corsia e la protezione civile, chi difende i diritti del malato o chi si occupa di accompagnamento: il volontariato si esplica in tutti i settori dell’umano”.

Ci sono caratteristiche comuni in coloro che scelgono di essere volontari? “Tutti possono fare i volontari – precisa il vice presidente del Csv – normalmente sono persone più in là con gli anni, perché hanno più tempo, ma ultimamente i giovani sono molto attivi. Quello che conta è il cuore”. Ma chi si aspetta un mondo fatto di melassa e buoni sentimenti a tutti i costi deve ricredersi. “Carità e solidarietà – precisa Di Bonaventura – fanno bene a chi li fa, ma hanno anche un valore economico e vogliamo che questo sia quantificato. Il volontariato è gratuito, nasce spontaneamente, ma porta con sé un valore sociale per la nazione e questo bene non numerato deve essere quantizzato. Di certo non si potranno avere numeri certi, ma è possibile avvicinarcisi per approssimazione”.

Negli anni, le analisi sul valore economico di questa realtà variegata sono numerose. C’è chi indaga su quanto il benessere creato dal volontariato incida sul Paese, chi calcola quanto renda 1 euro destinato a queste attività. Certo è che essere volontario, sentirlo dentro, è un impegno non da poco. “Significa essere organizzati in maniera seria, è un lavoro della carità”, precisa il vice presidente Csv. Perché la rete di collaborazione al servizio degli altri deve funzionare come un meccanismo ben oliato. “In molti si scandalizzano al pensiero che ci siano alcune figure, nelle associazioni volontarie, che vengono retribuite: ma non si può far funzionare nulla senza qualcuno che lo coordina e abbia le competenze adatte”. Prova ne è lo straordinario successo della colletta alimentare, che lo scorso fine settimana ha coinvolto in tutta Italia, e anche a Pescara, migliaia di persone, in un meccanismo ben riuscito organizzato dai vertici.

Ma il mondo del volontariato, negli ultimi 15 anni, è cambiato? È aumentato il numero delle associazioni? “Il numero è aumentato, altre si sono ingrandite. Vuol dire che ci sono sempre più persone che vi si avvicinano. Il cambiamento c’è stato in maniera naturale, perché ci si adatta al proprio tempo e anche il volontariato si adegua al progresso come forma organizzativa, ma il cuore è sempre lo stesso. Il volontariato c’è sempre stato e sempre ci sarà, perché l’uomo sente il bisogno di fare qualcosa per l’altro. Potrebbe sembrare che oggi sia più organizzato, ma non ne sono sicuro”, spiega il vice presidente del Csv di Pescara.

A parte le risorse economiche che arrivano dalle fondazioni bancarie, dimezzate negli ultimi 4 o 5 anni, di cosa avrebbe bisogno il mondo del volontariato dalle istituzioni? “Le associazioni non dovrebbero più essere sussidiarie agli enti locali, che magari delegano a loro servizi che dovrebbero fare altri per risparmiare. Perché oggi spesso è l’associazione che aiuta l’ente locale, ma non nasce per quello e dovrebbe essere il contrario. Inoltre, se il volontariato è riconosciuto come buono – dice Di Bonaventura – chi amministra un territorio dovrebbe aiutarlo a crescere, magari anche solo mettendo a disposizione sedi, strumentazioni, computer che l’ente non usa più. Mi auguro che gli enti locali decidano le priorità, vadano a fondo nelle cose, perché l’economia non è solo guadagno. Il volontariato non fa bene solo all’altro, ma anche a chi lo fa. E crea bene comune: questo dovrebbero capire le istituzioni”.

Nonostante le difficoltà e, spesso, l’assenza degli enti, l’associazionismo pescarese è in buona salute, gonfio di idee e voglia di mettersi a disposizione degli altri in tutti i campi. E ne darà grande prova alla festa per i 15 anni del Csv, dove protagoniste saranno le associazioni che durante l’anno si spendono per le attività più disparate, dall’assistenza ai deboli, alla promozione della cultura.

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