Usura a negozianti, imprenditori e professionisti di Pescara: tre arresti

Un giro d'affari da almeno un milione di euro quello messu su da tre chietini che hanno prestato denaro ad imprenditori, ristoratori e commercianti pescaresi chiedendo tassi d'interesse e minacciandoli fisicamente

Tassi d'interesse usurai, fino al 10% per 10 giorni. E ancora minacce, fisiche e verbali, e addirittura falsi incidenti fatti inscenare dalle vittime per obbligarli a pagare il debito contratto.

In manette sono finite tre persone, G.R. classe 1967 di Atessa, V. V.classe 1970 di San Vito Chietino e M. P. di S.Maria Imbaro classe 1969. Per loro l'accusa è di usura in concorso. Denunciate anche altre 4 persone, vicine agli arrestati e che svolgevano compiti da prestanome e incassavano gli assegni delle vittime.

Le vittime, strozzate dalla crisi e dalla mancanza di credito ottenuto dalle banche, sono commercianti, imprenditori, gioiellieri, ristoratori ma anche liberi professionisti pescaresi. Nessuno di loro ha sporto denuncia, con l'indagine che è partita grazie al lavoro dei carabinieri sul territorio, che hanno notato come alcune delle vittime frequentassero costantemente gli arrestati. Da lì sono partite intercettazioni, pedinamenti e sequestri, culminati con gli arresti di oggi. Nelle abitazioni dei tre sono stati trovati titoli, assegni col destinatario in bianco e cambiali per 200 mila euro, che lasciano intuire come il giro d'affari fosse milionario.

Per le vittime era praticamente impossibile riuscire a saldare il debito: tassi d'interesse altissimi e richieste costanti di pagamento, fatte anche di minacce ed aggressioni fisiche, hanno portato i malcapitati ad entrare in un vortice senza scampo.

I denunciati, per lo più parenti o conoscenti degli arrestati, andavano materialmente ad incassare gli assegni, in modo da non collegare direttamente gli incassi agli usurai.

Una decina i casi accertati, ma sicuramente le persone finite nella morsa degli strozzini sono molte di più.

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