Storia di Pescara: ecco cosa rimane della Fortezza Borbonica

Costruita per volere di Carlo V su disegno dell'architetto Erardo Barleduc, che progetòt un pentagono irregolare con 7 bastioni ai vertici. Oggi resta solo la parte più recente, realizzata dai borboni nel Seicento, che ospitava la caserma di fanteria

Fu costruita per volere di Carlo V su disegno dell’architetto Erardo Barleduc, che progettò un pentagono irregolare con 7 bastioni ai vertici. I lavori durarono quasi mezzo secolo, iniziati nel 1510 e terminati nel 1557. Ma di quell’imponente struttura costruita cinque secoli fa rimane solo la parte più recente, realizzata dai borboni nel Seicento, che ospitava la caserma di fanteria. In via delle Caserme, nel cuore di quello che oggi è il quartiere della movida, rimane quello che, nel Seicento, ospitava magazzini, carceri o bagno penale.

Qui furono rinchiusi, due secoli dopo, molti carbonari abruzzesi che parteciparono ai moti contro Gioacchino Marat, nel 1848. Le condizioni era durissime, praticamente disumane, tanto che dopo 5 anni di reclusione, molti morirono a causa dell’alluvione del 1853. Nel 1865, il carcere di via delle Caserme fu decimato da un’epidemia di colera, causata dalle pessime condizioni igieniche dei detenuti. Dal 1982, in quelle mura ricche di storia è ospitato il museo delle Genti d’Abruzzo.

All’interno della fortezza, che si estendeva per circa 17 ettari e aveva una strana forma a stella, c’erano tre consolati: inglese, turco, austriaco. All’interno scorreva il fiume, centro della città in cui affluivano moltissime persone, attratte dal commercio. A protezione della città c’era un corridoio largo 10 metri, adibito a ronda; all’interno delle mura si trovavano postazioni fisse di sorveglianza armata. Ma erano i bastioni, alti mediamente 10 metri, a costituire il punto privilegiato per la sorveglianza.

Se intorno all’anno 1600, quasi 50 anni dopo la costruzione della fortezza, la planimetria del centro storico misurava circa 4.500 metri quadrati, a metà dell’Ottocento, poco prima che le mura fossero abbattute, la superficie urbanizzata era aumentata del 50 per cento.

A delimitare quello spazio c’erano diverse porte: quella Principale, con l’aspetto di un grande arco romanico alto 6 metri e largo 4, speculare ad una, sul lato fiume, riservata al corpo di guardia e al controllo daziario. Verso sera, i grandi portoni di legno venivano chiusi per tutelare la città. Le altre porte erano porta San Cristoforo, Porta Ortona, Porta Nuova, Porta Chieti, Porta Sale. 

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