Pitbull ucciso, interviene la Lega Nazionale per la Difesa del Cane

L'ente giuridico intende sporgere denuncia nei confronti dell'agente che ha sparato. La presidente Piera Rosati: "Gesto inammissibile, la vicenda va chiarita: indaghi la magistratura"

Sulla sconcertante vicenda del pitbull ucciso da un vigile urbano con un colpo di pistola, interviene anche la Lega Nazionale per la Difesa del Cane che in una nota esprime del disappunto riguardo alla triste conclusione.
L'ente giuridico, con sede a Milano, è intenzionato a sporgere denuncia nei confronti dell'agente della polizia municipale, chiedendo al pubblico ministero di avviare le indagini per fare luce sull'esatta dinamica dei fatti e stabilire se ci sia stato un uso improprio dell'arma.

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L'articolo 554-bis del Codice di procedura penale è molto esplicito sulla questione: "Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale, è punito con la reclusione da quattro mesi a due anni".

Una sentenza della Cassazione del 2016 in tema di delitti contro il sentimento degli animali, ha sentenziato però che in casi di necessità non si configura più il reato di uccisione, comprendendo nella norma "ogni altra situazione che induca all'uccisione dell'animale per evitare un pericolo imminente o per impedire l'aggravamento di un danno alla persona propria o altrui o ai propri beni, quando tale danno venga ritenuto altrimenti inevitabile". In buona sostanza, bisognerà stabilire se l'agente ha agito d'impulso per difendere sé stesso e gli altri passanti dagli attacchi del pitbull.

La Presidente Lndc, Piera Rosati, commenta amareggiata:

«Questa storia evidenzia la grande incoscienza e incompetenza che purtroppo caratterizzano ancora oggi la gestione dei cani e dei pitbull in particolare. Incoscienza sicuramente da parte dei proprietari dell'animale, che avrebbero dovuto vigilare meglio e custodirlo in maniera più idonea. Incompetenza e irresponsabilità invece da parte degli operatori intervenuti per cercare di catturarlo».

A margine di questa dichiarazione, viene precisata anche la mancanza di una formazione adeguata che le forze di polizia dovrebbero ricevere, quantomeno con nozioni di base legate al comportamento dei cani e ai giusti metodi per approcciarli in maniera corretta. Quanto dichiarato dalle fonti del comando municipale dei vigili urbani di Montesilvano, contrasta con alcune testimonianze raccolte. Le cronache riferiscono di un cane per nulla aggressivo che non si sarebbe avventato contro le persone, ma solo verso un esemplare di piccola taglia. L'utilizzo dello spray urticante lo avrebbe sicuramente innervosito oltremodo.
«Per quanto mi riguarda», conclude Piera Rosati, «sono convinta che sparargli sia stato un gesto inammissibile e potenzialmente pericoloso per gli astanti. Mi auguro che la magistratura valuterà con attenzione la condotta di questo agente».

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