Incendio e maxi rissa tra 30 detenuti nel carcere di Pescara, diversi feriti

A denunciare questa nuova situazione nella casa circondariale di San Donato è il sindacato Sappe della polizia pentenziaria

Una maxi rissa tra i detenuti e un incendio si sono verificati l'altro ieri, mercoledì 18 dicembre, all'interno del carcere di Pescara.
A denunciare questa nuova situazione nella casa circondariale di San Donato è il sindacato Sappe della polizia pentenziaria.

Questo quanto spiega Felice Rignanese, segretario provinciale Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria:

«La situazione è stata davvero pericolosa. Nel pomeriggio di mercoledì si è verificata una rissa tra circa 30 detenuti di nazionalità algerina, africana e italiana. Gli agenti di polizia penitenziaria intervenuti sono comunque riusciti a dirimere la rissa alla nella seconda sezione giudiziaria, sezione a regime aperto con 60 reclusi ma un agente è rimasto contuso. Durante le stesse ore pomeridiane del 19 dicembre in un altro reparto, in camere adibite a isolamento altri due detenuti provocavano un importante incendio che ha visto alcuni agenti impegnati durante le operazioni d’intervento colti da malore ed un assistente capo coordinatore ha riportato la frattura a due dita della mano. L’istituto pescarese ha di fatto una carenza tragica di personale in quanto allo stato ne mancherebbero circa 40 di unità di polizia penitenziaria, senza contare che nei prossimi mesi altre 10 unità andranno in quiescenza con un istituto che contiene 405 detenuti di cui circa 60 sono affetti da malattie psichiatriche. Si chiede un intervento al Ministero della Giustizia per attenzionare la grave situazione in cui versa l’istituto di Pescara sia per la carenza organica di Poliziotti Penitenziari e pere il sovraffollamento  di detenuti del doppio rispetto ai limiti tollerabili».

Alle parole di Rignanese si aggiungono quelle del segretario generale del Sappe, Donato Capece:

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«Il Sappe mette sotto accusa il "regime penitenziario aperto" in atto nell’Istituto di pena pescarese. Le carceri sono più sicure assumendo gli agenti di polizia penitenziaria che mancano, finanziando e potenziando i livelli di sicurezza delle carceri. Altro che la vigilanza dinamica, che vorrebbe meno ore i detenuti in cella senza però fare alcunchè. Al superamento del concetto dello spazio di perimetrazione della cella e alla maggiore apertura per i detenuti deve associarsi la necessità che questi svolgano attività lavorativa e che il personale di polizia penitenziaria sia esentato da responsabilità derivanti da un servizio svolto in modo dinamico, che vuol dire porre in capo a un solo poliziotto quello che oggi fanno quattro o più agenti, a tutto discapito della sicurezza. Le idee e i progetti dell’amministrazione penitenziaria, in questa direzione, si confermano ogni giorno di più fallimentari e sbagliati. La tensione resta alta nelle carceri: altro che dichiarazioni tranquillizzanti, altro che situazione tornata alla normalità. E’ sotto gli occhi di tutti che servono urgenti provvedimenti per frenare la spirale di tensione e violenza che ogni giorno coinvolge, loro malgrado, appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria nelle carceri italiane, per adulti e minori».

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