Cala la produzione, ma l'annata è positiva per i vini del pescarese

L'umidità ha causato attacchi parassitari nelle zone più basse e meno frutti, ma in collina l'estate non troppo calda ha dato ottimi esiti per una produzione "a quattro stelle", secondo il presidente di Coldiretti Pasetti

Annata positiva per il vino della provincia, che si conferma nella media abruzzese con la produzione in calo, ma la conferma della qualità che lo ha reso apprezzato in tutta Italia e non solo. Non ha dubbi a riguardo Domenico Pasetti, direttore regionale di Coldiretti e imprenditore vitivinicolo: “Questa è stata un’annata a quattro stelle – dice – con un bilancio positivo in termini di qualità, nonostante quantitativamente sia negativo”. Non al massimo delle potenzialità, dunque, ma comunque ad un livello alto.

Dato inevitabile è il calo della produzione: intorno al 25 per cento a livello regionale, proprio perché la pioggia ha inciso sulla fioritura e le piante hanno dato meno frutti rispetto agli anni passati, al punto da diminuire il peso medio dei grappoli. “Ma per avere dati più precisi su ogni provincia – dice il direttore di Coldiretti – dovremo aspettare almeno fine novembre, quando si presentano le denunce di produzione”.

“Il 2014 è stato un anno ‘anomalo’ – spiega - come capita una volta ogni 20 anni. Ma non è necessariamente una cosa negativa”. Certo è che il clima bizzarro della scorsa estate ha inciso notevolmente sulla produzione dei bianchi e dei rossi: “Alcune zone – prosegue Pasetti - quelle più basse, hanno risentito dell’umidità che ha causato un’alta pressione fitopatologia, con attacchi parassitari frequenti. Meglio è andata ai vitigni piantati in zone di collina o quasi montagna, dove nei mesi di agosto e settembre il clima è stato favorevole, perché il caldo non eccessivo ha fatto crescere le piante al meglio delle loro funzionalità”.

Insomma, nonostante una produzione più scarsa, che non avrebbe comunque potuto competere con i numeri superiori alla media del 2013, il vino del 2014 non soffrirà troppo di un’estate tutt’altro che calda. “Noi abbiamo come partner la natura – commenta Pasetti – che è molto capricciosa e siamo noi che dobbiamo cercare di adeguarci. Dobbiamo scegliere i siti migliori, collina e alta provincia, e adottare le giuste tecniche in tutto il percorso, dalla potatura alla selezione delle uve, fino alla produzione”. Per questo nella provincia le zone più indicate per installare vitigni, per qualità del terreno e per condizioni climatiche, sono Penne, l’alto pescarese, Tocco da Casauria, Castiglione a Casauria, Pietranico, Loreto. Territori che producono bianchi e rossi eccellenti, sebbene non possano competere in quantità con la provincia di Chieti, che da sola costituisce circa l’80 per cento dell’intera produzione abruzzese.

“Oggi però – spiega il direttore Pasetti – non interessa più la quantità del prodotto, ma la qualità nella competizione di mercato. Per questo ci si spinge in alta collina, dove le condizioni sono migliori. Oggi l’enologia abruzzese è cambiata, c’è un approccio diverso al sistema enovitivinicolo. Oggi le aziende devono affrontare il problema del territorio a cui collegare la scelta di uva, perché la produzione di vino va dalla messa a dimora della vita alla produzione alla catena della commercializzazione. Ancora più spesso, oggi, si parte da un’indagine di mercato, pur lavorando con vitigni autoctoni: si richiedono vini più profumati, meno impegnativi e per ottenerli in cantina si lavora in modo diverso”.

Caratteristiche che, per il presidente di Coldiretti, nonostante le anomalie di quest’anno i vini della provincia conservano. 

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