Viale Regina Margherita, abbattuto il pino storico: insorgono gli ambientalisti

Lo scorso 14 marzo lo storico Pino D'Aleppo di viale Regina Margherita è stato abbattuto. Le associazioni ambientaliste chiedono spiegazioni al Comune

Insorgono le associazioni ambientaliste ed il movimento “Salviamo i pini di Pescara” dopo il taglio dello storico Pino D'Aleppo di viale Regina Margherita, avvenuto il 14 marzo scorso.

Gli ambientalisti chiedono spiegazioni al Comune, ripercorrendo la storia e le vicende legate a quella pianta, attaccando l'amministrazione comunale per non aver avviato un serio percorso di dialogo e condivisione con le associazioni, ma procedendo a tagli indiscriminati:

"Perchè non sono pubblicati sul sito del Comune gli appalti, i lavori che riguardano il patrimonio arboreo che è della collettività e la cui gestione viene pagata dalla stessa collettività  con le tasse? Perchè non sono pubblicati sul sito del Comune i costi, le analisi tecniche, le determine che interessano gli alberi, gli arbusti e le aiuole cittadine, che sono da tempo abbandonati?

Nel 2016,  era stato scambiato, dal tecnico incaricato dal Comune, per un pino marittimo (Pinus pinaster) che però in Abruzzo non c’è (è presente sulle Alpi), e in ogni caso  ha un portamento dritto e colonnare. Tutto l’opposto del nostro pino d’Aleppo, dal fusto “tortuoso” e dalle “chiome a bandiera”. Questo portamento particolare rappresenta un adattamento climatico al vento, alle bufere marine e agli ambienti salmastri. L’irregolarità dell’albero è indice di maggiore stabilità essendo il risultato di una selezione genetica operata dall’ambiente fin da tempi remoti, come in parte è anche documentato nelle pitture del Museo Cascella di Pescara

Gli ambientalisti ricordano che nel 2016 il Comune chiese una consluenza al dottor Giovanni Morelli che attestò come non ci fosse un'imminente pericolosità della pianta.

Ci si rende conto di quanto si stia abbrutendo  il “nostro” paesaggio cittadino? Di come vengano cancellati costantemente elementi di bellezza unici, non più riproducibili in altri tempi e luoghi? Di quanto questo depauperamento sia nocivo alla salute pubblica? All'indomani della grande mobilitazione dei giovani per il clima ci sembra il minimo che un'amministrazione  possa fare

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