Inchiesta hotel Rigopiano, il sindaco di Farindola, Lacchetta: "Vigeva sistema D'Alfonso per gli aiuti"

Proseguono gli interrogatori previsti al tribunale di Pescara nell'ambito dell'inchiesta sulla tragedia dell'hotel Rigopiano

Proseguono anche oggi, mercoledì 9 gennaio, gli interrogatori previsti al tribunale di Pescara nell'ambito dell'inchiesta sulla tragedia dell'hotel Rigopiano per quale sono morte 29 persone nel gennaio del 2017.
Dopo aver ascoltato ieri il gestore della struttura, Bruno Di Tommaso, i dirigenti della Provincia di Pescara, Paolo D'Incecco e  Mauro Di Blasio, e l'ex presidente della Provincia, Antonio Di Marco, questa mattina è stata la volta del sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta. Mentre ieri ha rinunciato a essere ascoltato l'ex prefetto Francesco Provolo.

Questo quanto fanno sapere gli avvocati Cristiana Valentini e Goffredo Tatozzi al termine dell'interrogatorio di questa mattina del primo cittadino che è tra i 24 indagati e tra coloro che hanno scelto di essere ascoltati al termine delle indagini:

«Il procuratore ha chiesto al sindaco Lacchetta come mai si fosse rivolto all'ex presidente Luciano D'Alfonso per chiedere aiuto e lui ha spiegato che lo ha fatto innanzitutto perché lo impone la legge di protezione civile nazionale e poi perché quello era il sistema D'Alfonso che, come dimostrato anche dall'emergenza del 2015, si basava sul fatto che bisognava rivolgersi" all'allora governatore "per avere uomini e mezzi, dunque per chiedere aiuto. Ha spiegato che era responsabile anche la prefettura ma il suo superiore gerarchico, dal punto di vista della protezione civile, era il presidente della Regione, come previsto dalla normativa nazionale, in base alla quale, in caso di allarme che non possa essere gestito dal sindaco sul suo territorio, oltre al presidente della Regione debba essere notiziato anche il prefetto, e Lacchetta lo ha fatto la mattina del 18, depositando anche in prefettura la richiesta di intervento dell'esercito. Il sindaco ha chiarito, e ci sono fior di testimoni, che non ha mai scortato o accompagnato nessuno, ma semplicemente si è fermato a salutare un amico che stava salendo a Rigopiano, viste le macchine ferme e lo spazzaneve, dopo di che ha continuato il suo giro».

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