Ex prostituta sfruttata a Montesilvano racconta a Mattarella l'orrore e le sevizie vissute

Una storia orripilante che ha commosso il Presidente della Repubblica. La ragazza ora sta bene e i suoi aguzzini sono stati arrestati

La testimonianza di Stefania, 24 anni, nata in Bulgaria, fa impressione. In quella sua drammatica esperienza c'è tutto l'orrore e la sofferenza patiti da una martire del racket. Gli spietati criminali l'hanno costretta a prostituirsi in strada con ripetute sevizie e violenze. La vicenda ha avuto un lieto fine, ma questa povera ragazza non potrà mai cancellare il suo triste passato. A distanza di qualche anno, Stefania ha trovato il coraggio di raccontare il suo calvario davanti ad un autorevole interlocutore, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha ricevuto al Quirinale una delegazione della comunità Papa Giovanni XXIII guidata da don Aldo Bonaiuto. La più alta carica istituzionale dello Stato ha ascoltato le parole della giovane senza interromperla, frenato dalla commozione e inorridito dalla lucida descrizione degli accadimenti.

"Mi hanno buttato sulla strada a calci e pugni. Mi hanno tagliato le orecchie, strappato i capelli. Porto i buchi, nella mia pancia: mi ci saltavano sopra, coi tacchi a spillo"

Sono questi alcuni passaggi del drammatico racconto. Strappata dalla famiglia a soli 17 anni e trascinata in Italia dalla banda di malviventi che l'obbligavano a prostituirsi, veniva picchiata con ferocia perché non guadagnava abbastanza. Tutto questo avveniva a Montesilvano, sul lungomare, sotto gli occhi di tutti. I primi ad intervenire sono stati i Carabinieri, diretti dall'allora capitano Enzo Marinelli, e i volontari della comunità che da quattro anni collabora con il Comune nel progetto "Contro la tratta".  Insieme l'hanno tratta in salvo all'altezza di via Adda dove ogni sera si appostava per adescare i clienti. I suoi aguzzini sono stati individuati e arrestati vicino Venezia e poi mandati a processo per riduzione in schiavitù.

Don Aldo:

"Quando l'abbiamo vista la prima voltasembrava uscita da un campo di sterminio. A Stefania sono stati strappati i capelli, lembi di pelle dalle ginocchia, bruciato la schiena e, con un paio di tronchesi, le è stato tagliato un pezzo di orecchio. Per non far sentire le urla ai vicini di casa, le avevano tappato la bocca con il nastro adesivo. Non le restava nemmeno un euro di quello che guadagnava. Oggi la sua vita è ricominciata con l'accoglienza in una casa rifugio e l'assistenza dei nostri psicologi. Anche la lunga chioma è ricresciuta"

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Alla fine del suo discorso, Stefania ha lanciato un appello rivolto alle tante ragazze vittime di tali crudeltà:

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