Quando il Concorde sorvolò Pescara scuotendo la città

Un ricordo indimenticabile che venne vissuto con stupore da tutti i pescaresi. Il volo di saluto alla città, accompagnato da un roboante frastuono, fece scattare gli allarmi e gli antifurto

Quando alla torre di controllo giunsero le prime comunicazioni via radio, tutto il personale dell'aeroporto "Liberi" di Pescara andò in fibrillazione.
Stava per atterrare il Concorde della British Airways, l'aereo supersonico progettato per rompere il muro del suono.

Il colosso dei cieli, dalla particolare conformazione aerodinamica, toccò il suolo della pista dello scalo pescarese intorno le ore 10:10 del 5 giugno 1988. A bordo dell'uccellaccio (ribattezzato così per via del muso a becco variabile e delle ali a delta), una folta delegazione di ministri e imprenditori inglesi, giunti nel capoluogo adriatico per partecipare alla settimana anglo-abruzzese organizzata dalla Camera di Commercio presieduta da Gilberto Ferri.

Ad accogliere gli ospiti d'oltremanica c'era la banda delle Guardie Reali Britanniche che eseguì gli inni nazionali, oltre a politici, imprenditori e giornalisti locali. Al di là della barriera di sicurezza, retta a fatica da un imponente servizio d'ordine, una folla sterminata di persone stimata intorno alle ventimila presenze, nonostante la pioggia battente che non ha ostacolato le manovre di touch down.
Anzi, fu il pilota stesso che chiese e ottenne l'autorizzazione per un passaggio basso, sorvolando la città che venne scossa dal potente rombo dei turbojet in quella memorabile domenica di primavera.

Rispetto al charter della compagnia Ati che collegava Pescara a Londra Gatwick, il Concorde appariva maestoso, con i suoi 62 metri di lunghezza e 25 metri di apertura alare. Nonostante le dimensioni, non era stato progettato per trasportare numerosi passeggeri. Soltanto 99 posti, oltre ai 3 della cabina di pilotaggio.

La rotta comunemente tracciata era prevalentemente transoceanica, capace di coprire la distanza da Londra a New York in sole tre ore e mezza, a una velocità di 2200 km/h. In quella settimana, oltre al Concorde, l'Aero Club Pescara del presidente Antonio Marino e del coordinatore Armando Foschi fece arrivare anche l'intera formazione delle Frecce Tricolori, con lo stesso equipaggio che soltanto due mesi dopo rimase coinvolto nel disastro aereo di Ramstein, provocando settanta vittime e centinaia di feriti.

I pescaresi, con il naso all'insù e lo sguardo al cielo, ammirarono incantati le pericolose e delicate evoluzioni acrobatiche, inconsapevoli di quanto sarebbe accaduto il 28 agosto 1988. Anche il Concorde, dodici anni più tardi, subì un gravissimo incidente in fase di decollo dall'aeroporto Charles de Gaulle di Parigi, prendendo fuoco e schiantandosi contro un hotel posto nella stessa traiettoria. Una tragedia che sancì la definitiva rottamazione di un aereo ormai obsoleto e troppo costoso. Quel che resta della sua apparizione pescarese è il rumore assordante in fase di rullaggio e decollo che fece scattare tutti gli allarmi della città.
Non solo il muro del suono, ma anche la rottura dei timpani.

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